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di Pippo Litrico
 Sono circa 7 mila i morti ogni anno, soltanto in Italia, causati da incidenti stradali. E molti di più i feriti. E’ questo il tributo che la motorizzazione di massa ha richiesto fin dai suo primordi. Ma se è certamente vero che i rischi sono connessi al mezzo meccanico, indipendentemente dall’abilità e dalla prudenza dei conducenti, è d’altra parte altrettanto vero che un enorme numero di incidenti potrebbe essere evitato se le strutture viarie fossero concepite con criteri più razionali.....
Se cioè i pubblici amministratori dedicassero maggiore attenzione e più risorse alla rete stradale di loro competenza, in particolare alle strade a scorrimento veloce le quali mancano spesso di strutture atte ad evitare l’impatto conflittuale fra correnti di traffico che si incrociano. Ma ci sono anche da considerare i rischi connessi alle manovre di immissione degli automezzi provenienti da vie laterali o da aree private che raggiungono la corsia opposta attraversando pericolosamente i due flussi veicolari. Senza contare i sorpassi azzardati (con relativa probabilità di scontro frontale). E allora ci chiediamo se sia da ritenere peregrina l’idea che una apposita legge nazionale imponesse agli enti locali o alle aziende statali competenti di creare degli spartitraffico non valicabili con relative rotatorie o sopravia che consentano l’inversione di marcia in modo da vietare simili spericolate manovre. E pazienza se ciò comporterebbe una piccola perdita di tempo, come peraltro avviene laddove strutture di questo tipo sono già in funzione da tempo, ovunque. Sì, certo, ci si abitua a tutto, anche a rischiare la vita tutti i giorni ma i rischi di cui parliamo potrebbero essere attenuati da provvedimenti della pubblica amministrazione mirati a realizzare opere di prevenzione del tipo citato. Si capisce che sarebbe pressoché rivoluzionaria una legge nazionale che imponesse finalmente ad aziende come l’Anas e agli enti locali l’adozione di misure atte ad elevare gli standard di sicurezza delle strade a scorrimento veloce, specialmente laddove attraversano centri abitati. Per esempio, nel Catanese, come abbiamo già altre volte segnalato, ci sono tratti di strade statali che somigliano ad una bolgia. Ci limitiamo a segnalarne alcuni: quello tra Catania ed Acireale (che comprendono località come quelle di Acicastello e Acitrezza) e il tratto che interessa Vaccarizzo, tutte zone densamente abitate e, specialmente in estate, molto frequentate da masse di turisti e di vacanzieri. Tratti ad alto rischio dove si sarebbe dovuto intervenire da decenni collocando degli spartitraffico e creando delle rotatorie, ma non ci risulta ( e ci piacerebbe essere smentiti) che gli amministratori locali o i responsabili per le strade statali si siano dato tanto da fare in proposito. Si capisce che le Province e le amministrazioni comunali o provinciali non possono certo intervenire sulle strade statali che attraversano o sfiorano i territori di loro competenza, ma non pare proprio che sindaci e presidenti di Province Regionali esercitino troppe pressioni sui dirigenti statali cui competono simili incombenze. E allora ci chiediamo: non potrebbero i ministeri competenti realizzare, con un atto di coraggio, la predetta e tanto auspicata piccola rivoluzione sulle strade italiane? Peserebbe poi così tanto sul bilancio degli enti locali o dello Stato la creazione di spartitraffico e di rotatorie nei tratti più a rischio? Davvero chiediamo troppo? |